Disagio e Patologia
Ansia e Angoscia
Sono costantemente preoccupato: il lavoro potrebbe andare male, la mia relazione potrebbe naufragare, forse non riuscirò a crescere i miei figli. A volte mi sveglio nel cuore della notte senza sapere perché e non riesco più a dormire.
Faccio fatica a studiare perché sono troppo angosciato per come andrà la verifica, o l’esame, così mi aggiro furtivo per la stanza, senza concludere granché e più mi agito e meno riesco a concentrarmi..
Queste sono solo alcune delle situazioni che caratterizzano l’ansia, o per meglio dire l’angoscia. L’angoscia è uno stato di preoccupazione costante e profondo, che ci impedisce di pensare lucidamente, che ingigantisce ogni inezia e non ci permette di svolgere con la dovuta serenità i compiti quotidiani. Anche il corpo viene coinvolto: le mani sono sudate, il cuore accelera i battiti, il respiro è faticoso, la sensazione è di “fame d’aria”. Alcune volte addirittura si producono dei tic nervosi, che interessano le zone del viso (gli occhi per esempio, o le labbra). I sintomi dell’angoscia sono infiniti e non sempre riusciamo a riconoscerli, attribuendoli spesso a problematiche di tipo organico.
Il soggetto ansioso insomma vive costantemente nell’attesa di un pericolo incombente, che via via si sposta su situazioni sempre diverse; altre volte invece si concentro su uno specifico oggetto, una specifica situazione. Tutto diventa un peso, anche le attività che normalmente erano piacevoli e rilassanti, come incontrare amici o conoscenti, rischiando così di compromettere le relazioni significative.
Che fare
Occorre indagare a fondo le ragioni, spesso inconsce, che producono l’angoscia. C’è sempre un filo conduttore che lega lo stato ansioso con accadimenti, sentimenti, aspettative che si sono prodotte nel passato della persona che ne soffre. L’angoscia è infatti sempre il segnale di un pericolo interno, dice Freud, vale a dire di una voce interiore che pone il soggetto in stato di allarme. L’angoscia non è la paura, normale reazione di fronte ad un pericolo esterno, come un animale aggressivo per esempio, o una situazione francamente a rischio per la propria incolumità. L’angoscia viene da dentro di noi, ci assale anche mentre dormiamo, o mentre stiamo svolgendo le attività quotidiane. Dallo stato angoscioso non si può uscire, allo stesso modo per cui non possiamo uscire da noi stessi.
È solo cercando la ragione reale e profonda della nostra angoscia nell’intimo di noi stessi, ricostruendo la trama simbolica che ne è a fondamento, che lo stato angoscioso può essere placato ed il soggetto può continuare a vivere la sua vita con serenità.
Attacchi di panico
L’attacco di panico è un evento caratterizzato da un’angoscia molto intensa e profonda, che insorge per lo più inaspettatamente e che provoca un’intensa paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire. Durante l’attacco sono presenti numerosi sintomi fisici che allarmano il soggetto, come fatica a respirare con senso di oppressione toracica, dolore al petto, tachicardia e vertigini. L’attacco di panico in genere compare come un “fulmine a ciel sereno”, a volte quando l’individuo si sta rilassando o addirittura durante il sonno.
Il termine “panico” deriva dal nome del dio Pan, dio dei pascoli e della natura. Quest’ultimo era un essere spaventoso, aveva infatti il corpo mezzo umano e mezzo caprino. Il mito racconta che il dio Pan era solito attaccare improvvisamente le ninfe del bosco, durante il meriggio, per possederle, suscitando in loro un terrore vivissimo e bloccante, appunto il “timor panico”.
Da questo mito trae origine il termine “attacco di panico“.
I sintomi fisici possono essere molto intensi e si manifestano con palpitazioni o tachicardia, sudorazione, tremori, sensazione di fiato corto o di fatica a respirare, sensazione di soffocamento, dolore retrosternale, nausea o dolori addominali, vertigini, sensazione di instabilità, testa leggera o sensazione di svenimento, brividi o vampate di calore, parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento), derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da se stesso), sensazione di perdita del controllo o di “diventare matto”, paura di morire.
Conseguenze degli attacchi di panico
In genere chi soffre di attacchi di panico sviluppa delle conseguenze psicologiche sia sul piano cognitivo ed emotivo, sia sul piano comportamentale. Può sviluppare preoccupazioni rispetto alla propria salute fisica arrivando a pensare che gli attacchi siano dovuti ad una qualche grave malattia che mette in pericolo la vita, oppure può sviluppare problemi nella sfera sociale e nelle autonomie personali.
Alcuni soggetti possono manifestare la preoccupazione di ritrovarsi da soli durante un attacco (ad esempio possono evitare di utilizzare l’auto) e non avere quindi nessuno a cui chiedere aiuto. Tendono quindi a ridurre ed evitare le situazioni in cui sono costretti a rimanere da soli. Oppure, al contrario, possono essere preoccupati di avere attacchi di panico in situazioni e contesti dove ci sono tante persone, per paura di essere giudicati negativamente dagli altri, quindi tendono ad isolarsi e non uscire di casa.
Origini
l panico può derivare da molte situazioni. Può emergere in una personalità già di per sé ansiosa, dominata da una tensione costante che a un certo punto rompe gli argini. Può essere la risposta soggettiva a un entourage apprensivo, o aggressivo. Può essere il cedimento di fronte a un eccesso di responsabilità di cui il soggetto si fa carico.
La cosa importante è esplorarne la configurazione soggettiva per attingervi le risorse che permettono di trasformare una situazione chiusa e problematica nell’occasione che permette l’apertura di una nuova possibilità.
Depressione e melanconia
Sentirsi triste, vuoto, senza speranza, non aver voglia di fare nulla, men che meno le attività che gli altri ritengono piacevoli, sentirsi stanchi, spossati, sentirsi inutili, indegni di qualcuno o di qualcosa.. questi sono solo alcuni dei molteplici sintomi della depressione, che Freud chiamava melanconia.
Il senso di scoramento che pervade la persona che ne soffre è diffuso e infiltrante e può accompagnare ogni attività quotidiana. Nei casi più gravi il soggetto può arrivare a non alzarsi dal letto per giorni e giorni, rifiutando di lavarsi, o di mangiare, o di interagire con gli altri. Il corpo stesso è depresso, non vuole muoversi, non vuole funzionare e, a volte, s’impone con strani e inquietanti messaggi.
Cosa fare
È fondamentale reagire, non perdere definitivamente la speranza. Bisogna farsi aiutare, capire cosa ha provocato lo stato melanconico, gli autorimproveri, il senso di scoramento. Occorre recuperare le energie per poter chiedere aiuto.
Le cause
Le cause scatenanti di uno stato depressivo possono essere molte: i passaggi di vita (per esempio il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la nascita di un figlio, il pensionamento, la menopausa, ecc..), la perdita di una persona cara, la perdita di un ruolo per esempio nell’ambito lavorativo, esperienze traumatiche, come un incidente, un abuso, ecc.
La vita degli esseri umani procede per cambiamenti successivi e continui e la capacità di affrontarli dipende dalle risorse interiori che ciascuno di noi ha a disposizione. Queste risorse si possono costruire o rinforzare tramite un percorso di cura psicoanalitica.
Dipendenze patologiche
Con il termine “dipendenza” ci si riferisce a una moltitudine di differenti situazioni: accanto alle più conosciute dipendenze da sostanze psicoattive (come alcol, droghe o farmaci), vengono attualmente descritte altre tipologie di dipendenze “senza sostanza”, che riguardano la messa in atto incontrollata di attività socialmente accettate, come la dipendenza da un’altra persona, dal lavoro, dal sesso, dal cibo, da gioco d’azzardo, da internet, lo shopping compulsivo, ecc..
Spesso la persona che ne soffre non si accorge di avere un problema, oppure tende a negarlo, nascondendo la verità a se e agli altri. Sono i famigliari o gli amici che segnalano il problema e si angosciano per una situazione che rischia di diventare sempre più pericolosa.
La cura
Proprio perché il soggetto con una dipendenza spesso nega di avere un problema è fondamentale l’intervento da parte dei famigliari (o degli amici), che possono motivare il soggetto alla cura. In altri casi invece la persona con una dipendenza è consapevole del problema e autonomamente può decidere di farsi aiutare.
Eidos, centro per la cura delle dipendenze patologiche e Ananke, centro per la cura dei disturbi alimentari e delle dipendenze, di cui Marisa Galbussera responsabile, sono luoghi di cura dedicati alle persone che soffrono di questi disagi. Un’équipe di operatori si prenderà cura del soggetto sofferente e, nel caso si rendesse necessario, anche di famigliari e amici, che possono portare un valido contributo alla terapia.
Per approfondire:
Disturbi alimentari
Anoressia, bulimia, obesità, ortoressia, vigoressia
Mangiare troppo o troppo poco, correre ore sotto il sole, sfinirsi in palestra, vomitare dopo essersi abbuffati, assumere lassativi per sgonfiare la pancia, pesarsi in continuazione, non sentirsi mai abbastanza magri, o abbastanza muscolosi, odiare la propria immagine allo specchio: questi sono solo alcuni dei disagi che affliggono il soggetto con un disturbo alimentare.
Il cibo è sempre nella testa e l’immagine allo specchio non è mai quella desiderata.
Dopo la pandemia da covid-19 i disturbi alimentari hanno avuto un incremento di oltre il 30 per cento.
La cura
La persona con un disturbo alimentare spesso nega di avere un problema. In questo caso è fondamentale la vicinanza e l’intervento da parte dei famigliari (o degli amici), che possono motivare il soggetto alla cura. In altri casi invece chi soffre di un disturbo alimentare è consapevole del problema e autonomamente può decidere di farsi aiutare.
Ananke, centro per la cura dei disturbi alimentari, di cui Marisa Galbussera è Responsabile Veneto, è un luogo di cura dedicato alle persone che soffrono di questi disagi. Un’équipe di operatori si prenderà cura del soggetto sofferente e, nel caso si rendesse necessario, anche di famigliari e amici, che possono portare un valido contributo al percorso di cura.
Per approfondire:
Inibizione e scarsa stima di sé
A volte è difficile intraprendere un certo compito, affrontare l’incontro con le persone… si desidera raggiungere alcuni obiettivi ma la vetta sembra troppo alta e si procrastina in continuazione il momento della partenza, sapendo che forse quel momento non arriverà mai.. Così progetti, desideri e mete restano solo teoriche e non si concretizzano in alcun modo, provocando angoscia, solitudine e, soprattutto, scarsa stima in sé stessi.
Ci sono sempre delle ragioni se la differenza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere è ampia, se ci sentiamo sempre inappropriati, fuori posto, sbagliati. Spesso cerchiamo di nasconderlo, agli altri oltre che a noi stessi, ma infondo ciò che mettiamo fortemente in discussione è il nostro valore, la nostra capacità di agire nel mondo, di imprimere la nostra impronta, di lasciare un segno, di essere noi stessi, di esserci.
Cosa fare
Un percorso di analisi è molto indicato per affrontare queste difficoltà. Comprendere le ragioni che ci imprigionano in alcuni ruoli, affrontare i sensi di colpa che ci trasciniamo dietro inconsciamente, conoscere i nostri veri desideri è fondamentale per migliorare la stima in noi stessi ed affrontare serenità i nostri progetti.
Disturbi psicosomatici
Il corpo parla.. sempre. Non ci si esprime solo con le parole. Il corpo è il primo e più elementare mezzo con cui mostriamo le nostre emozioni. Il bambino si esprime con il corpo, prima che con le parole. Quando neghiamo i conflitti, la rabbia, la delusione, il senso di colpa, quando evitiamo di fare i conti con le parti peggiori di noi stessi il corpo ne fa le spese. In questo modo possiamo ammalarci, anche gravemente.
È se come suonasse un campanello d’allarme, e questo campanello sono i sintomi fisici, o i fenomeni psicosomatici, quando il corpo comincia a esprimere ciò che la coscienza rifiuta. Non è solo una questione di stress, di aver chiesto troppo alle proprie possibilità fisiche, è piuttosto il fatto di non avere ascoltato, o di non potere ascoltare, per molte ragioni, i segnali d’attenzione che il corpo manda.
Come affrontarli
I fenomeni psicosomatici possono essere affrontati farmacologicamente, e sicuramente in certi casi è necessario farlo per disinnescare certi solchi che il sintomo segna nel corpo. L’intervento farmacologico però non è risolutivo perché tocca la superficie del fenomeno, che ha motivazioni inconsce, profonde. Occorre allora rivisitare le emozioni contrastanti, i conflitti, o le situazioni relazionali che ci fanno del male, che incidono sulla carne un grido di allarme.
Per curare i fenomeni psicosomatici occorre ridare parola ai conflitti negati, occorre simbolizzarli per prenderne le distanze, occorre dare voce a quella parte di noi che resta muta, paralizzata, traumatizzata.
Difficoltà famigliari e di coppia
Problemi con i figli, difficoltà a trovare un’intesa di coppia, inquietudini sul futuro, litigi, fraintendimenti, infedeltà.. Molte sono le problematiche quando si tratta di far funzionare una famiglia: conciliare le esigenze di tutti, prestare attenzione alle difficoltà dei figli che crescono, far quadrare il bilancio, assistere i genitori anziani. A volte appare più facile scappare, andare dall’avvocato per separarsi, cercare una via di fuga.
Rivolgersi ad uno psicoanalista per mettere in forma le proprie angosce, le proprie aspettative deluse, le proprie speranze andate in fumo, può essere un modo per trovare risorse nuove dentro di sé, per ripartire, per legare anziché dividere.
In alcuni casi invece bisogna prendere le distanze da una relazione che non funziona, che ci fa soffrire, che ci fa del male; occorre dire basta alla violenza subita, a un legame tossico, che ci trascina a fondo. Ma prendere questa decisione non è semplice, è un salto nel vuoto, di cui non si conoscono le conseguenze. Può essere utile assumere preventivamente quante più informazioni possibili, anche da un punto di vista legale.
Marisa Galbussera è responsabile clinica del Consultorio del Centro Italiano Femminile di Padova, un centro in cui diversi specialisti (avvocati, psicoanalisti, educatori, assistenti sociali) lavorano insieme per il singolo, la coppia e la famiglia.
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