Marisa Galbussera

VIOLENZA SULLE INSOSPETTABILI “I maschi ci chiedono aiuto”

La violenza nelle relazioni e i femminicidi ci interrogano sulla necessità di riconoscere i segnali di disagio e intervenire prima che le situazioni diventino più gravi.

Un’attenzione particolare è rivolta anche ai giovani e alle loro prime relazioni, al modo in cui vivono gli affetti, i conflitti e le difficoltà.
Prevenire significa infatti educare fin da giovani a riconoscere ciò che può rendere una relazione problematica, ad ascoltare l’altro e a comprendere la responsabilità delle proprie azioni.


Violenze sulle insospettabili
«I maschi ci chiedono aiuto»
Accolte 98 vittime, per lo più italiane e professioniste
In crescita gli uomini, 46 guidati nei percorsi di recupero
Allarme per 72 adolescenti, tra autolesionismo e social

SILVIA BERGAMIN

Il report
La violenza di genere ai danni delle insospettabili, una violenza che non conosce limiti di censo o livello culturale. Il Centro italiano femminile di Padova – 13 professionisti, tra cui due legali, sede in via Bonporti – registra nel 2025 un forte aumento delle consulenze nell’area legale e del disagio adolescenziale rispetto al 2021. In tutto, sono state accolte 98 donne, con un aumento preoccupante dei casi di violenza: più 35. Si sono presentati anche 46 uomini maltrattanti (più 12) e diverse coppie in conflitto. Nazionalità? Oltre il 90% delle vittime sono italiane, ci sono diverse professioniste e insegnanti.
Giovani e insospettabili
Sono 98 le donne singole incontrate nel 2025 dal consultorio familiare del CIF, con un aumento di 35 casi legati specificamente a violenza rispetto al 2021. A raccontarlo è Marisa Galbussera, psicoanalista, presidente del CIF e responsabile clinica del consultorio: «Arrivano da noi per questioni legate a molestie, stalking, violenza psicologica, fisica e sessuale». Età? «Abbiamo anche molte giovani e giovanissime, spesso studentesse alle prese con il controllo ossessivo da parte di fidanzati e compagni, con dinamiche che troppo spesso sfociano in episodi di violenza vera e propria».
Condizione sociale? «Sono quasi tutte italiane, abbiamo incontrato donne che lavorano all’interno delle istituzioni, insegnanti. Quindi si tratta di persone che non partono da una condizione di degrado sociale, da una difficoltà economica o da un basso livello culturale».
Uomini violenti
Sono stati 46 i maschi seguiti nel 2025, in aumento di 12 casi rispetto al 2021. Galbussera sottolinea un tratto distintivo del consultorio: «A differenza dei centri antiviolenza, alcune volte riusciamo a intercettare anche l’uomo che commette violenza». Sulle coppie in conflitto racconta: «Ci capita di incontrare entrambi i partner che si rivolgono a noi per conflittualità familiare, sono situazioni in cui riscontriamo una forma di violenza talvolta anche molto accentuata». In questi casi l’équipe separa i percorsi, affidando marito e moglie a operatori diversi: «Il consultorio ha accompagnato alcune donne a sporgere denuncia, seguendole anche nella fase processuale».
Social autolesionismo
Nel 2025 sono stati 72 gli adolescenti seguiti dal servizio, frutto anche dell’attività di prevenzione nelle scuole. Galbussera osserva: «L’età di esordio del disagio si è notevolmente abbassata, con casi di disturbi alimentari già attorno agli 11-12 anni, spesso preceduti da uno o due anni di sofferenza silenziosa. La fascia più rappresentata resta comunque la tarda adolescenza, quindi sui 16-17-18 anni, e molti studenti universitari. Accanto al bullismo, spesso agito da ragazze verso altre ragazze, la psicoanalista segnala la crescita dell’autolesionismo al femminile, tra “disturbi alimentari, cutting e ritiro sociale, i cosiddetti hikikomori”».
Secondo la responsabile del CIF, i social incidono moltissimo «perché i ragazzi oggi vivono un mondo che agli adulti sfugge proprio perché è online. Le piattaforme contribuiscono ad aumentare quella tipica idealizzazione che c’è del corpo, delle relazioni, del modo di stare in rapporto con gli altri, un meccanismo che genera una forma di inautenticità a stare con l’altro». Da qui il legame con la violenza: «Quando l’ideale viene spinto sempre più su, scatta la violenza da frustrazione, con esiti diversi tra i generi, più autodiretto quello femminile e più eterodiretto – cioè rivolto all’esterno – quello maschile».